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Alitalia divisa in due

Ma che bella pensata dividere l’Alitalia in due!

La parte buona se la spartiscono gli industriali della cordata, senza spendere nulla.
Quella cattiva viene commissariata e i debiti li pagliamo noi contribuenti.

Fantastico! Questa sì che è finanza creativa! Ma non potevano pensarci prima, invece di menarcela per anni nei telegiornali?

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Ho seguito con attenzione, per ruolo professionale, da oltre venti anni la vicenda Alitalia.
Le risparmio il dettaglio della triste cronistoria e vado immediatamente al dunque.
Leggo oggi tutte le considerazioni della stampa sulla presunta soluzione del problema annunciata e non trovo alcuno che spieghi perché dovremmo con soldi pubblici, come previsto, salvare le casse del signor Toto che tanto ha contribuito fattivamente alla distruzione di Alitalia (sembra che incasserà circa 300 milioni di euro per il conferimento di Air One e sembra che ne reinvestirà corca 100 per essere azionista del Club Alpino Italiano - nuova Compagnia Aerea Italiana Srl/SPA – con diritto di voto .
A mia memoria il buco di Air One è di circa 200 milioni, guarda caso la medesima cifra che resterà nelle casse del Sig. Toto e che probabilmente lo stesso deve ad Intesa.
Non trovo altresì alcuna nota sull’operato del Sig. Bonomi nel periodo della sua presidenza di Alitlalia (coincidente con l’apertura forzosa di Malpensa).
Leggo che la bad company verrà ovviamente commissariata e che quindi il suo buco (1,2 miliardi di Euro?) sarà a carico della fiscalità pubblica.
Leggo ancora che oggi si va a ricercare un accordo (ma cosa significa?) con un grande vettore estero e che si fanno i nomi di AF e LH.
Leggo che al vertice del nuovo Club Alpino saranno designati alcuni nomi di eccellenti imprenditori/investitori (?) privati che amano fare, come hanno confermato con le loro richieste non trattabili al governo, affari in piena garanzia di assenza di rischio.
Non leggo che il governo, preso nei fatti per il collo, non può fare altro che accettare pena, ma il termine è eufemistico, una caduta di credibilità pubblica.
I cosiddetti imprenditori/investitori privati (tutti più o meno obbligati dall’advisor designato dal governo che guarda caso coincide con la banca che può farli prosperare o fallire) hanno accettato “ob torto collo” di aderire al progetto.
Leggo, ma sulla stampa che pure è in possesso di tutti gli elementi di conoscenza che ho citato (e di molti altri che anche a me sono noti) non c’è nota, una situazione oscena di ricatto incrociato (e questo giustifica i tempi peraltro inutilmente spesi dalla campagna elettorale ad oggi).
Da come stanno le cose credo che avremo un carrozzone da sistemare (la bad company) dove con il contributo dei sindacati oramai sempre più lontani dai lavoratori il governo andrà a ricollocare migliaia di lavoratori e presunti elettori presso altre aziende pubbliche ed una “compagnia di bandiera” in mano a privati che, assolutamente incompetenti, non avranno altro obiettivo se non venderla sic et simpliciter al primo acquirente che soddisfi le loro richieste economiche.
Il loro drive economico sarà semplicemente lo spread tra le quote investite e la resa derivante dalla vendita.
Alla faccia del pubblico interesse.
Evidentemente i disastri Olivetti e Telecom firmati Colaninno (guarda caso il medesimo oggi deputato alla guida del Club Alpino Italiano ovvero la cosiddetta nuova Alitalia) e i tanti firmati Ferruzzi, Fiorani, Tanzi, Romiti ( e mi riferisco al fior fiore della imprenditoria italiana) non hanno insegnato nulla a questo povero Paese.
Non parlo di Fiat ancora indebitamente controllata dalla Sapaz Giovanni Agnelli per carità di Patria.
Una Azienda certamente determinante nella economia del Paese che certamente molto ha fatto per il suo sviluppo socio economico, come derivata del suo proprio sviluppo, ma molto e certamente di più ha ricevuto. Piani Marchionne o meno, FIAT sarebbe strafallita ancora una volta oggi senza ricorso alla cassa integrazione guadagni (che vale per pochi grandi e non per tanti piccoli anche se tutti contribuiscono).
Torno quindi al discorso Alitalia.
Ci torno per evidenziare cose del tutto ovvie e ben conosciute:
1. il problema non sono gli esuberi di personale (il ratio di produttività del personale AZ è molto più elevato del ratio AF o LH) . E’ vero per altro che per raddrizzare rapidamente i conti la via più facile è quella di intervenire eliminando costi dalla una delle voci più pesanti.
2. La flotta a breve e medio raggio è composta di aeromobili mediamente datati (mD82) ma ancora oggi tra i più sicuri a livello mondiale (a scapito del costo di manutenzione e gestione).
3. La manutenzione del vettore lo pone ancora oggi a primi livelli mondiali.
Non ci sono quindi, oggettivamente, problemi strutturali.
Esistono indubbiamente problemi di altra origine soprattutto attribuibili a scelte gestionali e commerciali:
1.La Compagnia è nata e si è sviluppata sulle rotte dell’emigrazione italiana.
2. Per la ragione espressa la punto precedente nessuno sforzo negli anni è mai stati compiuto dalla Compagnia per accreditarsi presso clientela non italiana all’estero.
3. Nel tentativo di recuperare denaro ai fini del bilancio dell’anno più volte (vedi gestione Mengozzi) si sono dismessi diritti di traffico intercontinentali per puntare su sviluppo a breve e medio raggio quando nel medesimo periodo storico questo tipo di traffico veniva fagocitato dai vettori low cost finanziati a piene mani con pubblico danaro (come ancora oggi accade) e stante il beneplacito della UE.
A questo punto, visto quanto apparso sulla stampa relativamente al tema “salvataggio Alitalia”, non posso che considerare che andremo a pagare con pubblico danaro i debiti creati nel tempo dall’era Bisignani in poi (mi chiedo a proposito come mai nessuno più abbia memoria della pessima gestione del sig. Bonomi, ancora una volta Presidente SEA) . Gestioni nelle mani di assoluti incompetenti in materia di trasporto aereo, talvolta esperti di finanza e per questo forse ancora più dannosi alla guida di una azienda.
Considero anche infine che avremo forse una mini-alitalia destinata o al fallimento perché, come si prospetta guidata, coma al solito, da assoluti incompetenti del settore, oppure destinata ad una rapida vendita, sempre che si trovi l’acquirente, ad un vettore estero con buona pace della necessità del Paese di avere un servizio infrastrutturale di trasporto aereo.

Grazie, hai spiegato il problema in modo perfetto ;)

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